Forni e Associati è stato fondato nel gennaio 2001 dai due soci che tuttora ne sono il fulcro, l'Avv. Eugenio Forni e l'Avv. Rosario Perri. La sede si trova a Modena in Via Emilia Est n° 18/2, a poche decine di metri dal centro e dal Tribunale.

Lo Studio Legale opera in tutte le aree del diritto civile e principalmente nei campi del diritto societario, del diritto commerciale, del diritto bancario, del diritto fallimentare, del diritto immobiliare e del diritto di famiglia.

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LA SENTENZA DEL GIORNO

PENALE: STREET FOOD, FRIGO SENZA RILEVATORE DELLA TEMPERATURA, PUNITO IL VENDITORE
La Corte d'Appello di Catania, confermando la sentenza di primo grado, condannava un commerciante di stradaper il reato di vendita di sostanze alimentari non genuine. Infatti, nel corso di un evento di "street food" aveva commercializzato vari alimenti, contenuti all'interno di un frigorifero sprovvisto di rilevatore di temperatura. Le vivande, dunque, risultavano non in perfetto stato di conservazione. La Corte di Cassazione riteneva punibile il venditore, suppur sulla base di un'altra norma, ritenendo configurabile un'altra fattispecie, la quale, più precisamente, vieta, tra le altre cose, "la vendita, la detenzione per la vendita, la somministrazione, o comunque la distribuzione per il consumo, di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione". Nel caso in questione, la non genuinità dei prodotti era desunta dall'assenza di qualsivoglia etichettatura che rendesse possibile l'individuazione della provenienza e di idonee indicazioni circa la conservazione in un frigo - ricordiamo - privo di rilevatore di temperatura. In definitiva, ritenendo comunque punibile la condotta del commerciante, la Corte provvedeva alla riqualificazione del reato.
Cass. Penale, 3.10.2017, n. 45539
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LA SENTENZA DEL GIORNO

RESPONSABILITA' MEDICA: NEGANO LE CURE PALLIATIVE A UN MALATO TERMINALE, MEDICI CONDANNATI AL RISARCIMENTO DEL DANNO
I familiari di un malato terminale agivano in giudizio nei confronti di un medico professore e di alcuni sanitari della sua equipe al fine di ottenere il risarcimento del danno patito, previo accertamento della loro responsabilità professionale per non aver somministrato, in modo adeguato, le terapie palliative al loro familiare, negli ultimi due giorni di vita. Il Giudice accoglieva la domanda, affermando che la mancata diagnosi di una malattia terminale, sulla quale sia possibile intervenire solo mediante cure palliative, determina un danno alla persona - qualificabile come danno morale conseguente alla sofferenza ingiusta patita - in quanto, non avendo potuto fruire delle suddette cure, si vede costretta a tollerare le conseguenze della malattia e, in particolar modo, il dolore. La tempestiva applicazione delle cure palliative avrebbe potuto alleviare le sue sofferenze, sia pure senza evitare l'evento morte del paziente. Nel caso di specie il paziente era stato costretto a tollerare inutilmente le pene dovute alla sua malattia.
Tribunale di Bologna, 13.1.2017
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